Costumi
Nella seconda metà del ’500 il modo di vestire iniziò a subire l’influsso della moda spagnola, che tese ad affermarsi decisamente, in tutta l’Europa occidentale, Italia compresa. L’abito era caratterizzato da particolare severità e da una certa rigidità delle forme.
Il nero, che potrebbe sembrare un colore formale, venne invece apprezzato per la sua rarità; era infatti molto complicato dare ai tessuti questa tinta. Con l’avvento della moda ogni rango cercò di distinguersi: gli abiti non furono comuni a tutti, ma si distinguevano per il ceto sociale.
Per capire meglio i cambiamenti della moda in Italia, occorre osservare i dipinti raffiguranti ritratti realizzati da grandi artisti dell’epoca. I tessuti erano sontuosi: broccati, damascati, velluti, sete… tempestati di perle e pietre preziose.
Gli abiti diventavano quindi beni di valore talmente rilevante da costituire un patrimonio trasmesso agli eredi al pari dell’oro e di altri materiali preziosi. Anche nella moda infantile venivano riprese negli abiti le stesse caratteristiche di forme, colori e materiali.
Le classi popolari: artigiani, contadini, pescatori… indossavano abiti molto semplici e rigorosi nelle forme, talvolta ampi, per agevolarne il lavoro, con tessuti come lino, cotone, lana.




